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Export vino: cresce la voglia di qualità doc

14 agosto 2014

Stando a quanto emerge da un recente studio predisposto in occasione della fiera internazionale Vinòforum Trade, in programma a Roma per il prossimo mese di novembre, gli acquirenti stranieri di vino starebbero puntando con maggiore convinzione al reperimento di vini di qualità doc. Giunge, a conferma di ciò, anche l’ultima osservazione da parte della Coldiretti, che pur ammettendo che quest’anno la produzione sarà quantitativamente più ridotta rispetto ai numeri dello scorso anno, per il 40% sarà concentrata su 332 vini doc e su 73 vini docg (per quanto concerne le rimanenti quote, il 30% sarà indirizzato verso vini a igt riconosciuti in Italia, e il restante 30% a vini da tavola).

I dati sulla produzione operano inoltre in buona sinergia con le richieste dei compratori esteri: il vino che suscita maggiore interesse (nell’87% delle ipotesi) è infatti proprio il vino a denominazione di origine, lasciando pertanto intendere che il consumatore straniero “medio” abbia una grande e crescente capacità di valutazione e di selezione dei vini presenti sulla piazza europea, e che pertanto pondera attentamente la bontà delle produzioni italiane. In altri termini, e contrariamente a quanto avviene in altri settori, nel vino non è sufficiente il valore aggiunto conferito dal generico “made in Italy”, ma diviene fondamentale cercare di puntare maggiore attenzione su ulteriori e più specifici aspetti produttivi, come – appunto – l’analisi dell’origine.

Per quanto concerne le opportunità di commercio estero da parte dei produttori italiani, i partner preferenziali continuano a essere i consumatori nord americani, tra i primi – al di fuori dei confini del Vecchio Continente – a mostrare il giusto apprezzamento nei confronti delle produzioni tricolori. Stati Uniti e Canada saranno anche tra i massimi protagonisti della fiera in programma a metà novembre a Roma, considerato che il 69% dei buyer attesi nella Capitale proverrà proprio dall’America settentrionale. Ad accrescere sarà tuttavia anche la quota del far East, in grado di staccare il 14% dei biglietti, mentre al Nord Europa sarà attribuito il 18%.

Per quanto infine attiene i numeri “monstre” dell’industria del vino italiano, Coldiretti ricorda che ogni anno il settore genera quasi 9,5 miliardi di euro di fatturato dalla sola vendita della preziosa bevanda, e che l’indotto occupazionale è oggi influenzato dalla volontà e dalla possibilità di poter giungere a un miglior connubio tra il rispetto e la valorizzazione del territorio e dell’ambiente. Elementi chiave per lo sviluppo sostenibile del mercato italiano e, inoltre, per la corretta evoluzione dell’offerta commerciale nostrana.

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